Freccia

21 Settembre 2007 Nessun commento

Due del mattino…. Consueto.

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Lettera

29 Agosto 2007 Nessun commento

Questa è una lettera aperta, una preghiera scritta da un ateo a qualsiasi cosa possa modificare gli eventi, escluse le mie singole azioni. Un richiamo a chi ha fatto parte della mia vita, a chi è stato la mia vita, a chi ho amato, a chi ho voluto bene, a chi mi ha voluto bene.
A chi si è perso nella nebbia dei ricordi, che stasera mi offusca la vista e mi fa piangere. A chi si è perso e basta, a chi ho perso per strada, probabilmente perchè andava ad un ritmo diverso dal mio, e la mia stoldità non mi ha fatto rallentare.
A chi E’, E’ STATO, e SEMPRE SARA’ parte della mia vita.
E li voglio ricordare, con un appello.
A cominciare dai miei compagni di penna. Quel gruppo di scrittori in erba che aspiravano a diventare divini, quel gruppo di ragazzini, perchè questo eravamo, che amavano Harry Potter e le FanFiction, che scrivevano per il gusto di scrivere e che passavano le nottate a raccontarsi l’uno all’altro.
E voglio nuovamente sentire le cattive e sprezzanti battute di Davide, l’eterno e misterioso Tom Riddle, che era mio compare e mia comare, mio fratello e mio nemico, il mio Yang.
Voglio riavere la cultura inesauribile ed il talento sconfinato di Marco-Markharlock, con il suo essere sempre eccessivo ma sempre fantastico.
Rivoglio il sorriso e la profondità di Ashling, Martina, la ragazza che ha rubato il mio primo bacio, ed alla quale ho rubato involontariamente un pezzo di felicità.
E rivoglio le paranoie e le bugie che Francesca-Reika usava per attirare l’attenzione, attenzione che probabilmente avrebbe meritato, anche se eravamo troppo immaturi per accorgerci della sua richiesta di aiuto.
Rivoglio gli occhi stupendi e sempre meravigliosi di Eva- RebecFairflash, perchè non voglio mai smettere di guardarli e di ammirarli.
Rivoglio la volontaria pazzia di Chogiulia, che contro e tutti era un raggio di sole contro il buio che avanzava, scatenata ed irrefrenabile quanto, sotto sotto, fragile.
Rivoglio la mia pastorella, Rowena, Letizia, la mia eterna Moglie, la donna spettacolare che mi ha amato per quattro anni quando io ero troppo cieco  per accorgermi della sua immensa bellezza, ed ora sono rimasto un cucciolo pastore senza nemmeno il gregge.
Rivoglio Rachel, Lucia, e le interminabili chiacchierate dopo ogni partita di calcetto, le sue paranoie su un ragazzo che le faceva casini, ed il suo chiamarmi "Papi".
Rivoglio Alessandra"Disaster" Kaolla, chemai ho compreso e forse mai comprenderò appieno. E le sfilate delle collezioni estate-inverno di biancheria intima maschile.
Rivoglio Olly-Caterina, che con tutto quello che è stato, ha tracciato un solco profondo nella mia vita, con una matita che, stavolta, non si può cancellare.
Rivoglio GinnySara ed il suo essere sempre il grillo parlante della situazione, anche se non ascoltavo mai, purtroppo per me, i suoi consigli.
Rivoglio Livia-Charlottedoyle e la sua estroversione, il suo genio, le sue manie scout.
Jennifer e la sua libido irrefrenabile, Edoardo"Morto che parla"Sirius, ed il suo essere un ragazzo splendido, Marina-Missfelpato ed il suo pessimismo cosmico che in confronto Leopardi amava la vita.
Valentina-Harianne che mi faceva compagnia nelle nottate passate a cazzeggiare fino al mattino, Fiord-Lisa che si teneva in piedi per me per lo stesso motivo, Fleur-Elisa che ho visto, come molti altri, crescere, Giuliana che mi ha odiato prima, e dato l’infinito dopo.
Comy e Creamy, che persone splendide che erano.
ArcherV-Valentina ed il suo talento incredibile con la matita, ed il suo essere consigliera infallibile.
Margherita ed i suoi infiniti "La sapete una cosa? Vi AMO!", che tanto vorrei risentire.
Chattapotter ed il suo sorriso. Phantom che ci ha provato, con me, a farli tornare.
VY-Virginia, ed il suo essere sempre e per sempre misteriosa ed incredibilmente dolce.
Rivoglio la setta del Dio struzzo, la Rosa rossa accanto al mio nome.
Rivoglio Serena-AlannaMalfoy, e l’amore che mi ha dato e che le ho dato, perchè mi ha reso quello che sono, e se posso dire di aver amato, è stato per merito suo, perchè tanto ho amato la vita quando ci parlavo, tanto la odio da quando anche lei ha invocato la nebbia.
E poi via, da dei giovani scrittori a degli aspiranti cavalieri.
Ed allora rivoglio le mia nipotina, Rossella-Cashka, e la sua degna compare, Enchantress, la prima che aveva bisogno solo di sorridere per illuminare il mondo, la seconda, che di sorrisi me ne ha strappati tanti.
E Khouran, il mio eterno compagno di viaggio, e le nostre foto in posa ad ogni attimo, ogni occasione.
Livia-Beltegeuse-Liquidvenus ed il rimanere affascinato solo guardandola, ed il rimanere fino alle quattro del mattino a spulciare il sito del NY times durante le elezioni americane.
Syril ed essere la mia assoluta confidente amorosa.
Asteria e la sua dolcezza, Trotwood e Zed e la loro amicizia.

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Ricordando

7 Maggio 2007 2 commenti


Riguardo vecchie foto e ripenso
a giorni che son tramontati e morti
passati e stinti come i miei ricordi
e mi chiedo se tutto questo ha ancora un senso

vedo sorrisi e volti conosciuti
che un tempo amavo e sapevo di volere
occhi che ormai non riesco a ricordare
e che nel tempo andante andran perduti

una donna che fece battere il mio cuore
ed un’altra che ho inseguito per la vita
ed aggrappato ad una storia mai finita
mi perderò nel ricordo di un dolore

E ancora osservo uno sguardo dal passato
che mai rivolsi, che mai mi fu rivolto
ora mi accorgo di quanto io fui stolto
a non fermarlo ed ora che è già andato

ne afferro l’ombra con la punta delle dita
e lo trattengo a me come un tesoro
di quel che è stato e che si unisce al coro
di quei ricordi che passan di sfuggita

e che correndo veloci nella mente
formano un fiume di parole e sogni
che lascian dietro di loro pozze e stagni
nei quali annego a volte, ma sorgente

di nuovi volti è quel che vò cercando
per seguirne il corso fino a un nuovo fiume
che scorrerà non sui sassi, ma su piume
leggiadre e silenziose. Ricordando.

Venere Liquida

19 Gennaio 2007 2 commenti


Un omaggio ad una donna… che, indirettamente, mi ha dato tanto.
Una donna di grande bellezza, intangibile, quasi una Venere Liquida

Agili e docili movenze infrangono
muri sottili di nero cristallo
occhi screziati d’ogiva rifrangono
luci su labbra di rosso corallo

Passione suadente e dolcezza inaudita
si contrappone alla carne piacente
una visione di nulla vestita
la sua pelle candida, tormento innocente.

E su seta corvina che danza alla brezza
riposa lo sguardo che scivola lento
sul seno che brama una sola carezza
e un ventre che giura piacere e tormento.

Venere liquida di sangue fluente
che bolle e promette lascivi piaceri
pensieri che scorron così eternamente
su menti plagiate di uomini ignari.

Notti

18 Gennaio 2007 2 commenti


Questo l’ho scritto un po’ di tempo fa ormai. Non è un pensiero nuovo, ma non è mai diventato desueto, non è mai… passato di moda.
Perchè è vero, è sempre vero che ci sono notti in cui…

Notti

Ci sono notti in cui, tutto sembra voler piangere.
E le lacrime, calde e salate, che ti rigano le guance, non sono altro che le figlie della pioggia che batte incessantemente su di te.
Ed il cuore, che ti stringe il petto, che ti fa male, che ti fa chiudere gli occhi, assaporando il sapore salmastro del tuo pianto sulle tue labbra, che ti fa capire che vivi.
Ci sono notti in cui, la neve che cade fuori dalla finestra, ricoprendo le strade con il suo ovattato manto, è nulla in confronto al gelo che ti attanaglia la mente.
Al ghiaccio che sembra ricoprire il tuo cuore pulsante d fiamme.
Ci sono notti in cui il piangere del cielo, altro non è che l’accompagnamento al tuo dolore, e le tue lacrime si fondono alla pioggia, ed i tuoi abiti, bagnati, ti si appiccicano addosso, i capelli grondano acqua, e tu speri solo di annegare in quella pioggia.
Notti in cui non trovi il significato del tuo vivere, e lo ricerchi in un libro, in una lettera, in una foto.
Notti in cui il martellante ticchettare del tuo orologio, scandisce soltanto i secondi che ti separano dalla morte, aspettata, desiderata, ma che mai arriva.
Notti in cui anche il buio sembra parlare, in cui la luce di una sigaretta è l’unico bagliore di una giornata cupa, in cui una telefonata inaspettata è l’unico guizzo di vita della tua mente, prima di confinarsi nuovamente nell’oblio.
Ci sono notti in cui le lacrime non escono, trattenute da qualcosa più forte di te, e tu vorresti piangere, diventare parte di quel cielo che, fuori da quelle mura, sta cadendo sotto forma di pioggia, in cui vorresti che quel tuo cuore gelato si frantumasse in mille e mille, in modo da non tornare mai più a battere.
In cui la luce della sigaretta non riesce nemmeno ad illuminare le tue labbra, tremanti, in cui la telefonata aspettata non arriva, e tu rimani solo, mentre nemmeno il buio sembra tenerti compagnia.
In quale di queste notti, mi addormenterò, stremato, per mai più svegliarmi?

Lei

12 Agosto 2006 4 commenti


Sette meno due minuti.
Devo essere completamente folle.
La notte è passata, ed io sono rimasto sveglio per tutta la sua durata.
Durante queste notti in cui cadono le stelle e salgono al cielo i desideri della gente, durante queste notti in cui la luna raggiunge la sua interezza, illuminando la città silenziosa come un sole opaco, durante queste notti…
Io continuo a pensare.
Ed ogni pensiero è un ricordo, ogni ricordo una malinconia, ogni malinconia una lacrima.
Vorrei saper leggere i fondi del the, sarebbe comodo conoscere il proprio destino ad ogni colazione.
Ma ora, la tazza vuota, è solo una tazza vuota, è la realtà dei fatti, qualsiasi illusione io voglia costruirci sopra.
E così è tutto il resto, qualsiasi sogno, speranza, illusione io abbia, questa è sempre costruita su una realtà diversa, incompatibile con il sogno stesso.
A volte sogno la felicità, a volte spero sull’amore, a volte mi illudo di dimenticare.
E forse questa mattina, quest’alba che colora di rosa le nuvole, racchiude tutti e tre i casi.
Tra due giorni al quarto dito che conteggia gli anni, ne aggiungerò uno che conteggia i mesi.
Quattro.
Quattro anni.
E un mese.
Sono un quinto della mia vita.
Sono la mia vita, gli anni durante i quali sono cresciuto, ho iniziato a provare, a sentire, a ragionare, su tutti quei bei paroloni sopracitati.
Quattro anni fa un ragazzo, un ragazzino, si innamorava.
Si innamorava di una voce, di un volto che non aveva mai visto.
E ne ha inseguito l’eco per un anno e mezzo, finchè non ne ha trovato la fonte.
Ed ha rinchiuso quell’eco di felicità in un carillon che suonava speranza.
Ma l’eco non si può rinchiudere, non si può afferrare, si può solo ascoltarlo finchè non svanisce.
Ed è così che l’eco si è prima affievolito, tanto che il carillon non è riuscito più a trattenerlo, e l’ha rimandato nell’aria.
E poi, pian piano, l’eco è sparito, e nessuno è più riuscito a gridare.
Così, da un anno e mezzo, quando l’ormai ragazzo grida sulle montagne, la sua voce non torna indietro, ma fugge, a cercare quella valle dove il suono ancora rimbalza sulla roccia, a cercare quella valle dove esiste l’eco, per tornare a inseguirne il suono.

Sono così stordito che non riesco nemmeno a capire se credo a quello che sto pensando.

Solo… oggi ho sentito nuovamente una canzone. Una canzone che non sentivo da molto tempo… e son tornato a piangere, ancora, come speravo di non dover fare più.
E’ una bellissima canzone, ve la lascio come lettura.
E’ la canzone che parla di Lei

She – Elvis Costello

She may be the face I can’t forget
The trace of pleasure or regret

Maybe my treasure or the price I have to pay
She may be the song that summer sings
May be the chill that autumn brings
May be a hundred different things
Within the measure of a day

She may be the beauty or the beast
May be the famine or the feast
May turn each day into a Heaven or a Hell
She may be the mirror of my dreams
A smile reflected in a stream
She may not be what she may seem
Inside her shell….

She, who always seems so happy in a crowd
Whose eyes can be so private and so proud
No one’s allowed to see them when they cry
She maybe the love that cannot hope to last
May come to me from shadows in the past
That I remember ’till the day I die

She maybe the reason I survive
The why and wherefore I’m alive

The one I care for through the rough and ready years

Me, I’ll take the laughter and her tears
And make them all my souvenirs
For where she goes I’ve got to be
The meaning of my life is
She
….She
Oh, she….

Oggi e un anno fa

7 Agosto 2006 1 commento

Miseriaccia ladra.
Ecco, iniziamo per bene, con il piede giusto, che sicuramente non è nessuno dei miei due poveri piedini di fata taglia 44 e mezzo.
Mano a mano che passa il tempo mi accorgo di essere sempre più debole, sempre più fragile, pronto a crollare al primo alito di vento.
Non fisicamente, non mentalmente, bensì sentimentalmente.
Sono di una debolezza sconvolgente.
L’ho detto più volte, lo ribadisco, una persona, rara, azzeccò tempo fa una dedica, una frase di una canzone di De Andrè che qui riporto.

“E sarà la prima che incontri per strada che tu,
coprirai d’oro per un bacio mai dato.
Per un amore nuovo”

Ed è effettivamente così, il mio buco affettivo grande come quello dell’ozono reagisce ad ogni dannatissimo, fottutissimo sorriso, carezza, parola che anche sia rivolta solamente per amicizia.
Sono lontano dalle crisi depressive di qualche anno fa, che rassomigliavano un pensiero vagamente leopardiano, ma non sto bene.

Il pensiero che segue è dedicato alla donna che, esattamente un anno fa, mi diceva che sarei stato comunque e per sempre il suo amore eterno, e me lo diceva probabilmente mentre il suo amore per me finiva dopo essere durato quattro anni e dopo essere stato ricambiato per due sole settimane, e, purtroppo, con eccessivo ritardo.
Una donna che ha avuto un peso enorme nella mia vita e che, pian piano, sta uscendo dalla mia esistenza. A passi lenti, delicati, impercettibili.
Senza dolore, nè per me nè per lei.
E’ passato un anno da quando ho scritto questo pensiero, era l’agosto dell’anno scorso.

E’ passato un anno da quando le dissi per l’ultima volta di Non Piangere

Non piangere,
perchè io sono un soffio di vento,
venuto a riprendersi un bacio dovuto.
Non piangere,
perchè io sono solo un’ombra notturna,
che svanirà alle prime luci dell’alba.

Sono contento che ora lei sia felice.

Pensieri notturni: il mattino dopo

3 Agosto 2006 2 commenti


Ieri notte ho trovato qualcosa che mi ha dato da riflettere.
Strano, considerata la mia scarsa capacità di focalizzare un pensiero che non appartenga alla categoria “Cibo” o alla categoria “Donne” per più di 15-20 secondi.
In ogni caso, ho trovato qualcosa che ha messo in moto i miei neuroni alle tre del mattino, cosa non da poco, ed ho deciso quindi di dar la possibilità anche ad altri di far fare allenamento alle loro cellule cerebrali.
Non commento, solo riporto il link: http://www.ilcircolo.net/lia/ Vedete semplicemente voi come la pensate a riguardo, coerentemente con quelli che sono i vostri rapporti ideologici che non pretendo siano uguali ai miei.

Bene, finito l’escursus intellettuale, si può tornare a pensare a qualcosa di più frivolo… che so, tutte quelle belle parole inizianti con la lettera A

AmoreAmiciziaAffettiAragostaAeroplano…. eccetera eccetera eccetera.

Sinceramente non credo di avere qualcosa da dire riguardo il quarto punto, ovvero l’aragosta, ma sui primi tre è molto più probabile, per quanto non ve ne freghi una beneamata cippa.
Devo iniziare a lavorare sulle canzoni, visto e considerato che l’incisione dell’album sembra ormai imminente (Reperimento batterista permettendo), e ho necessità di trovare un ponte per quella fottutissima ultima canzone che ho scritto e che sta facendo strippare le mie corde vocali tanto è alta.

Immagino che anche di questo non vi freghi poi granchè vero?
OK, vediamo se riesco a trovare qualcosa che potrebbe interessarvi.
… … … … Ecco!
Questo è un bel vaneggio di poco tempo fa, particolare, ma non mi è mai dispiaciuto.
Tutto vostro.

Spesso anche io mi son sentito un Folle Romeo

Stai ancora ad aspettare
quella luce alla finestra
che sia un’altra aurora non t’importa
aspetti quei contorni scuri

Come fossi sotto un balcone di venezia
come se vivessi trecento anni fa
vuoi vedere un amore impossibile
sorgere da quelle rose rosse

Come un folle romeo
folle
sei solo un folle

Vuoi gettare al vento tutta la tua vita
e bruciare il tuo passato come il suo
non ti chiedi se lei ti ama o se conosce
la sensazione che ora brucia il petto tuo

Vuoi cantare il tuo amore al parapetto
scrutando in alto e sperando di sentire
il profumo del suo essere si bella
il bruciore del suo essere lontana

Come un folle Romeo
folle
Aspetti un amore che non c’è
una favola già scritta
ma la fine la conosci
la morte verrà da lei e da te

Sei un pazzo Romeo
pazzo
Il veleno ed il pugnale hai pronti già
ad aspettare che qualcuno
si frapponga tra voi due
e così anche lei ti amerà

Come un folle Romeo
sei solo un folle
non capisci che lei è morta già
e la luce che al balcone risplende
è solo il cero della sua bara…

Lei è la mia nemesi

2 Agosto 2006 Nessun commento


Una dedica. Un pensiero che non è nuovo. Lei è la mia nemesi.

Lei è la mia nemesi
lei è mia fobia.
Pensieri volano veloci
mentre corro lontano
prima che la notte si accorga
che sta arrivando l’oscurità.

Lei è la mia paura
la mia più cupa
fantasia…
Ed io la sogno mentre scende
la più scura delle notti.

Vedo nell’acqua
il riflesso del buio
cercando riparo da un ricordo
che non so fermare.

Lei è la mia guerra
la mia stupida utopia.
Di un buio che temo
e che non si può arrestare.

Riflessi di uno specchio rotto
e frammenti di poesia
vagano fieri
lungo una notte che
non sa di esistere.

Correrò lontano
correrò finchè avrò fiato,
correrò finchè vedrò
il buio nei miei occhi.

Correrò ancora
lontano da tutti i miei timori
senza accorgermi che
dietro di me nasce l’alba.

Lei è la mia nemesi
la mia follia,
tenue la luce uccide
l’oscurità più fitta.

Lei è paura
lei è macabra poesia,
scapperò ancora
da questa notte
che un sogno non sa arginare.

Veloci i passi inquieti
sibilan le tenebre,
ascolto il rumore
di un eterno gelo;

dal cielo scende l’acqua
cristalli bagnati
come lame affilate,
fendono l’aria fredda
ferendo la notte.

Lei è una macchia scura
di negra magia.
Tenebra avvolgi il
caldo tepore del mondo.

Un ritorno

2 Agosto 2006 2 commenti


Eccomi qua.
14 dicembre 2005 – 02 agosto 2006… un bel Gap oserei dire.
Quindi, dopo circa otto mesi dall’ultimo post in questa sede, mi ritrovo in veste discorsiva per la prima volta, anche se non escludo la possibilità di allegare qualcosa al termine… deciderò strada facendo.
A ripensare al 14 dicembre dello scorso anno, a ripensare ad adesso, mi accorgo di quanto poco sia cambiata la mia vita, fattore abbastanza triste e sufficientamente deprimente.
Non che io sia rimasto seduto qui da allora fino ad oggi, anche se talvolta l’impressione che ho è quella, ma, per quanto mi sia dato una mossa, è stato un po’ come l’agitarsi di un pesce rosso nella sua boccia di vetro: inutile e dispendioso di energie, con l’unico risultato di essere tornato al punto di partenza.
E’ sufficiente cogitare un momento sui fattori rilevanti della mia vita.

Chi sono i miei amici più stretti?: Sempre gli stessi
Le ragazze chi mi attraggono?: Sempre le stesse
Le ragazze che attraggo?: Sempre le stesse (Ovvero nessuna N.d.A.)
Quali sono i miei Hobby?: Sempre gli stessi
Ho realizzato qualcosa di importante in questi ultimi otto mesi? No

Tutto ciò è veramente triste, considerando il fatto che, ripensando agli ultimi anni della mia vita, i cambiamenti sono stati tanti, sopratutto in me stesso più che nel mondo che mi circonda.
Ora invece sembra quasi che mi sia stabilizzato, il che non è necessariamente un bene considerando che mi sono fossilizzato in aspetti di me che non mi piacciono nemmeno un po’.
Si, ok, sono cresciuto, non ho più 15 anni (non li avevo nemmeno otto mesi fa ma vabbè) e la mia vita non è più quel turbinare di nuove scoperte come poteva essere allora.

Eppure questo punto morto mi spaventa. Mi spaventa un casino.
E allora che faccio? Che fa un ragazzo eternamente single, alle due e un quarto, con un caldo asfissiante e un ventilatore mal funzionante davanti?
Pensa.
E mai cosa potrebbe essere più sbagliata.

Ecco, sono arrivato alla “Perla” dell’ultimo periodo.
Se siete di buonumore lasciate perdere, vi sembrerà solo una mazzata sui testicoli (per le signore la mazzata è evitabile, ma rimane quella psicologica).
Se la vostra vena masochista è attivata… prego, leggete pure le prossime righe.

Non sono un folle, ma neppure un saggio,
solo un cantore ormai senza coraggio,
se l’ho mai avuto, se l’ho cercato,
son solo un naufrago in balia del fato,
e sono ombre quelle che io vedo,
se c’è una luce a farle muovere io credo,
sarà la luce, che mi accecherà,
niente a che fare, con la felicità.
Perchè lo so, bastarda illusione,
sei tu che giochi con la mia ragione,
tu che mi guidi verso il precipizio,
tu che poi crei un ponte fittizio.
E proprio mentre lo sto attraversando,
mi guardo indietro e quello sta scomparendo,
mi volto avanti, il ponte è ancora là
ma è il precipizio che fine non ha.
Tornare indietro, provare a saltare,
sapendo bene che ho paura di cadere,
o andare avanti senza avere meta,
ponte tessuto con fili di seta.
E son vent’anni che il ponte non finisce,
e son vent’anni che l’occhio mi tradisce,
io ti conosco illusione bastarda,
ti sei nascosta troppo bene, codarda.
Ed è così, che conoscendo pure,
quel che desidero e le mie paure,
ti sei presa ancora gioco di me,
perchè a guardare bene neanche il precipizio c’è.
Son solo io, disperso nel vuoto,
perchè lo spazio tutt’intorno è immoto,
e a che mi serve avere un mondo attorno,
se dallo spazio non farò ritorno.
E finirà, com’è sempre finita,
è così semplice come va la vita,
il mondo attorno continuerà a girare,
e sarò lì, io starò a guardare.
Osserverò le altre vite da lontano,
uomini e donne, prendersi per mano,
ed aspettare che il giorno finisca,
senza temere che la vita svanisca.
Ed aspettare nella notte un giorno ancora,
stare sicuri, che ci sarà l’aurora,
e dopo ancora, un’altra mattina,
con la certezza che ci sarà la brina.
Ma la mattina io sento solo gelo,
poi guardo in alto, e non vedo cielo,
ma solo nuvole, nubi basse e nere,
son solo io che ho qualcosa da temere,
dalla pioggia, che pure verrà,
dal vento freddo, che presto soffierà.
Una folata, e il ponte che traballa,
la seta è debole, tanto quanto è bella.
E poi cadendo altre vite vedrò,
son tutte quelle, che mai io vivrò,
tutte le scelte che mi illudo di avere,
poi la realtà mi mette a tacere.
Per sempre solo, in tutte le mie vite,
posso contarne nessuna o infinite,
lo saprò solo, se il ponte finirò,
se sarà il nulla, o dopo, vivrò.